Il Forte di Amber e il Festival degli elefanti a Jaipur


Il casino assordante di New  Delhi continua anche nella capitale del Rajasthan; come al solito non riesco a dormire oltre le 7.00 del mattino per colpa dei continui colpi di clacson e dei venditori ambulanti che urlano chissà cosa.

Troviamo quindi di buon ora un rickshaw per il Forte di Amber, che si trova circa 10 chilometri all’esterno della città, abbarbicato sui monti Amer da cui si vede la vasta e ora arida pianura circostante.

Ci mettiamo d’accordo con l’autista per il ritorno. “Vi aspetto qui tra un’ora” ci richiede.

“Ma un’ora non è poco?” contravvengo.

“No Mam, non vi serve più tempo.”

Non mi piace visitare luoghi dovendo tenere in considerazione l’orologio. Io e mia madre siamo attratte da un forte che si trova proprio sulla cima della montagna. Ci diamo un’occhiata e senza bisogno di parole prendiamo la salita costeggiata da mura verso l’alto. Sul sentiero incontriamo un elefante dalla testa abbellita da dipinti fiori color pastello. Il padrone mingherlino e mal vestito lo guida verso la città. “Come mai avete dipinto il vostro elefante?” gli chiedo.

“Come non lo sapete? Questo pomeriggio in centro c’è il Festival degli elefanti! Mezza India vieni qui a festeggiare!” mi risponde divertito dalla mia ignoranza.

“Davvero? Grazie!” Ecco spiegato il perché non riuscivo a trovare una stanza libera in tutta la città! Arriviamo in cima mezze tramortite ed entriamo a pagamento nel Fortino; all’interno troviamo vecchi cannoni ancora disposti nei fori dei muri e poco altro. Credo che anche gli Inglesi abbiano usato la posizione strategica del luogo durante la loro occupazione. Se non altro la vista si estende sull’intera valle: brulli rilievi quasi senza vegetazione al cui incavo si trova un basso villaggio, uno specchio d’acqua chiamato Maota e la spoglia pianura all’orizzonte; ecco il panorama del Rajasthan.

La storia del Forte di Amber

Salita verso il Forte. Forte di Amber e Festival degli elefanti
Salita verso il Forte

Decidiamo di scendere e visitare finalmente il Forte di Amber, la cui storia è colma di sangue secondo la leggenda che trovo scritta nella guida. Si dice che il primo regnante di Amer fosse Raja Alan Singh, della tribù dei Meenas, colui che fece costruire nel X secolo d.C. circa il primo palazzo, chiamando la città Khogong. Uomo pio, accolse a braccia aperte una donna e suo figlio in cerca di rifugio, mandando l’orfano, una volta cresciuto, a Delhi per aumentare il prestigio della tribù.

Come ringraziamento dell’ospitalità e delle cure del re, il giovane tornò indietro con alcuni guerrieri della tribù Rajphut durante la celebrazione religiosa del Pitra Trapan; quando il re e le sue guardie, secondo tradizione, lasciavano armi e andavano a pregare in un tempio vicino. Il giovane Dhola Rae e i Rajphut massacrarono senza pietà tutta la tribù Meenas. La tribù Rajphut conquistò il territorio e l’azione di Dhola Rae è ancora considerata la più odiosa nel regno del Rajashtan.

Nel XVII secolo il re Raja Man Singh ricostruì sulle antecedenti rovine il Forte di Amber ampliandolo notevolmente l’originale, ulteriori modifiche furono fatte dagli eredi incluso Raja Jai Singh I, fino alla fine del secolo. Nel 1727 il regnante in carica decise di spostare la capitale da Amber a Jaipur.

Architettura del Forte di Amber

Porta del Sole, Forte Amber e Festival degli elefanti, Jaipur
Porta del Sole

Il piazzale antistante pullula di bus e turisti di varie nazionalità, con ovviamente numerosi venditori al seguito. Noi entriamo scansando i mercanti attraverso l’imponente Portale del Sole o Suraj Pol, situato sul lato orientale. L’entrata testimonia lo stile islamico e induista utilizzato nell’architettura del Palazzo, costruito principalmente con pietra arenaria e marmo bianco. Il Suraj Pol ha un portale dall’arco ogivato, con due minori entrate nello stesso stile, sottostanti un chiostro in stile indù; il tutto è preziosamente decorato da stilemi floreali e geometrici dove il rosso e il verde prevalgono.

Da questa porta era solito ritornare l’esercito dei Rajphut che si radunava nel cortile interno, Jalebi Chowk, uno dei quattro presenti nel Forte. Sulla sinistra e secondo cortile si trova la Sala delle Udienze o Diwan-I- Am; dove il Rajphut ascoltava le lamentele del popolo e dove l’aristocrazia si riuniva per discutere di politica e strategia militare. La Sala è un coperto portico colonnato, con interessanti capitelli decorati con teste e proboscidi di elefanti e altri motivi floreali.

Sulla sinistra si trova invece un piccolo tempio dedicato al dio Shiva con massicci porali di legno rivestiti di placche d’argento con altorilievi.

Giardino davanti al Palazzo degli specchi. Forte di Amber e Festival degli elefanti, Jaipur
Giardino davanti al Palazzo degli specchi

Passiamo attraverso l’elaborato Portale di Ganesh, dedicato al dio elefante, riccamente decorato e colorato con mosaici e sculture per accedere al cortile riservato ai nobili. Scopriamo un favoloso giardino in stile moghul dove cespugli e aiuole formano complesse geometrie che ricordano i fiori di loto, separate da giochi d’acqua e fontane; sulla sinistra entriamo nel piccolo palazzo Jai Mandir o Palazzo degli Specchi, dove pannelli di vetro multistrato formano magnifiche decorazioni e colorati giochi di luce sulle pareti. Qui i nobili celebravano le vittorie. Sulla destra si trova il Sukh Mahal o la Stanza del Piacere, dove si trovavano le stanze private dei nobili.

Decorazioni all'interno del Palazzo degli specchi. Forte di Amber e festival degli elefanti, Jaipur
Decorazioni all’interno del Palazzo degli specchi

A Sud del cortile si trova la parte più antica del Palazzo, costruita da Raja Man Singh I, che presenta un cortile interno con un Padiglione Baradari ovvero un coperto chiostro colonnato, cui si accede da quattro entrate per ogni lato dove si trovano sale con balconi aperti. L’uscita del Palazzo è una via di fuga per la cittadina di Amer.

Il quarti cortile è la Zenana, lo spazio destinato alle nobili donne e concubine; i molti salotti sono strutturati in modo che non si possa vedere chi il re o nobile stesse visitando, grazie al corridoio in comune.

Ritorno in città

Torniamo dal nostro autista di rickshaw che ormai ci aspetta da più di due ore. Per fortuna lo ritroviamo presente e sorridente. “Mam, vi porto in una bottega per vedere dei tessuti, va bene?” ci chiede quasi come fosse un ordine.

Visto che lo abbiamo fatto aspettare per quasi il doppio del tempo concordato, acconsento. Ci ritroviamo in una bottega, dove i vengono colorati metri e metri di stoffa con semplici stampe di metallo. Il proprietario è gentile e affabile; sarà per questo che compriamo qualche sciarpa in ricordo di Jaipur.

Finalmente il tassista ci accompagna al nostro povero ostello e chiede: “Bene, siete state un’ora in più al Forte; quindi mi aspetto di più.” E io, un po’ stufa di queste prevaricazioni rispondo: “Sì, ma siamo venute dal tuo amico e abbiamo fatto compere.”

Sorpreso dalla mia risposta, si zittisce e mia madre, che è una santa donna, gli allunga comunque una mancia, pur sapendo che l’amico artigiano già gli avrebbe dato una percentuale sulle vendite.

Festival degli elefanti

Elefante con tigre. Forte di Amber e Festival degli elefanti, Jaipur
Elefante con tigre

Nel primo pomeriggio andiamo nello stadio aperto della città dove si tiene la Parata del Festival degli elefanti. Centinaia di persone sono già disposte lungo il margine della pista. Gli spalti sono delle semplici panchine di legno e grazie al cielo riusciamo a sederci in qualche modo tra la folla di indiani.

Appena sedute la sfilata inizia: dal fondo della pista appaiono placidi elefanti con la testa decorata da lunghi fiori, alcuni sono drappeggiati da veli e baldacchini con a bordo quello che dovrebbe essere il marajà in persona, con tanto di costume e schiavi al seguito. I disegni sui musi degli elefanti sono incredibili; si distingue una tigre gialla dipinta attorno all’occhio e le zanne sono colme di fasci vistosi.

Appaiono quindi cammelli colmi di lustrini e ballerine vestite con i costumi tradizionali che eseguono le danze tipiche della regione in sonore giravolte. La musica è assordante, il presentatore elenca tutte le meraviglie tra gli applausi dei gioiosi partecipanti.

Al termine della parata non resistiamo; possiamo scendere in pista e io subito mi avvicino agli elefanti. Gli accarezzo la pelle, mentre il “marajà” mi squadra con una smorfia. Saranno ben tenuti? Mi chiedo. Al Forte di Amber avevo visitato le stalle degli elefanti di soppiatto; i vari proprietari o “badanti” li stavano pulendo e sfamando in uno spazio grande e ben tenuto. In seguito ho letto dei denunciati maltrattamenti trovati; io non ho avuto questa impressione, almeno durante la mia visita.

Un ragazzo mi strattona e mi chiede: “Vuoi salire?” indicando l’elefante che ha in custodia. Gli occhi mi brillano e subito accetto. Non voglio calpestare la zampa dell’elefante, ma per salire sono costretta e il ragazzino mi spinge proprio di forza sopra. E voilà, sono in cima all’elefante! Come sono in alto! Gratto la schiena ispida e ruvida del pachiderma che sembra gradire. Il giro dura un paio di minuti e il ragazzino mi fa scendere. Ora è il turno di mia madre che pronta prende il mio posto.

Non avevo parlato di soldi e mi ritrovo in una situazione poco piacevole: il ragazzino ci chiede una cifra enorme per l’esperienza appena passata, la stessa che si paga per un giro di almeno mezz’ora. Io mi rifiuto e gli allungo una mancia; lui mi guarda storto e passa al cliente successivo; una tedesca cinquantenne cui già scuce la cifra che mi aveva richiesto.

La nostra avventura non è finita, ci aspetta il viaggio per Agra e qualcosa inaspettato sta per succedere…

Per informazioni sul City Palace a Jaipur, clicca qui.

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