L’arcano altopiano di Belintash nei Rodopi, Bulgaria

Restando in tema montagne Rodopi, un altro splendido luogo da visitare è la formazione rocciosa di Belintash, sempre vicino alla città di Plovdid in direzione della Grecia. Parto coi miei amici da Sliven, guidando a turno la macchina; nel tardo pomeriggio raggiungiamo un minuscolo nucleo di case immerse nel verde sui dolci rilievi vicino al villaggio di Sini Vruh. Siamo ormai a maggio e le colline della Bulgaria si sono spogliate del brullo per rivestirsi di un verde profumato colorato qui e là dal rosso dei papaveri in piena fioritura.

La locanda dove passiamo la notte è circondata da vecchie casette semi abbandonate costruite con pietre. Erano le case dei contadini e allevatori della zona; ormai pochi resistono alla vita di montagna; mi colpisce una casetta ricoperta da lastre di pietra grigia. Al di fuori un cavallo legato a una lunga corda bruca pacifico il prato. Consumiamo una zuppa di fagioli e chiacchieriamo a lungo bevendo birra, siamo gli unici ospiti della locanda che risulta essere molto economica: 8 euro per il pernottamento (2011).

Salendo verso Belintash

L’indomani mattina ci incamminiamo verso Belintash (“Pietra bianca”) lungo un piacevole sentiero immerso nei boschi. La formazione rocciosa si presenta come un altopiano alto circa 50 metri, largo tra i 30 e i 50 metri e lungo circa 750 metri. Alla base, la ripida parete rocciosa presenta la linea di un volto scolpito dal vento nei millenni. Saliamo e la vista che si apre è davvero mozzafiato: ammiriamo i picchi dei Rodopi che si estendono fino alla Grecia. Alti non più di 800 metri, i rilievi sono totalmente ricoperti dal verde di boschi di betulle e latifoglie; sotto si estendono altrettanto verdi vallate macchiate dal bianco di villaggi esigui.

L’altopiano di Belintash è di origine vulcanico sedimentaria (tufi vulcanici), una pietra morbida e plasmata dagli antichi Traci a scopi religiosi. Il luogo si crede infatti sia un altare dedicato alla divinità tracia della tribù dei Besi, chiamata Sabaziy, il dio cavallo. Noto scavati nella roccia due pozzi da cui partono dei drenaggi e piccole conche sferiche. Si crede che venissero utilizzati nei riti traci per far scorrere il sangue del sacrificio. Di certo l’energia che qui si avverte è forte e la bellezza della montagna viene coronata dai voli di gheppi che qui nidificano insieme a rondoni alpini.

Passiamo la notte in tenda sotto un bosco di bianche betulle allietati dal fuoco alimentato dai miei esperti compagni di viaggio cantando stonatissime canzoni internazionali. L’indomani passeggio ancora nei dintorni ammirando gli squarci che si aprono sui verdi rilievi e ampi vallate: vale veramente la pena visitare questa splendida catena rocciosa, i Rodopi.

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