Altyn Emel, Galleria. Parco nazionale del Kazakhstan

Altyn Emel, Galleria. Parco nazionale del Kazakhstan

Foto di Eva Zalesakova

 

 

Per informazioni di viaggio, consigli, indicazioni stradali, tappe da non perdere e descrizioni dettagliate, leggi l’articolo qui.

Siamo partiti da Almaty per Altyn Emel a fine maggio, in compagnia di colleghi e amici su una piccola utilitaria (grosso sbaglio! Prendete una 4×4!) Come al solito le indicazioni stradali sono pessime dopo il Lago di Kapchagay, ma il nostro amico austriaco, più avvezzo di noi all’avventura, si è presentato con un potente gps, permettendoci di arrivare a destinazione senza troppi problemi.

Il villaggio di Basshi è davvero piccolo e poca gente parla in russo (figuriamoci in inglese!); tutti però, vedendoci arrivare, ci hanno indicato immediatamente l’ufficio dei rangers, che dopo aver pagato l’entrata e datoci mille indicazioni e consigli (vedi articolo), ci hanno dato il benestare per entrare nel parco con tanto di cartina.

Le Singing dunes sono facili da raggiungere anche con una vettura semplice (per fortuna!); arrivati abbiamo scalato in solitudine la cima (che fatica!) e siamo rimasti un’ora buona ad ammirare il panorama. Come si sia conservata una duna di sabbia così alta e lunga resta un mistero. La cosa più divertente è stata la discesa: corpi che si rotolavano in picchiata sulla sabbia dorata.

Katutau e Aktau

Il giorno dopo abbiamo noleggiato un furgoncino e accompagnati da uno dei ranger abbiamo fatto tappa per Aktau, passando per Katutau. Quella strana formazione rocciosa vulcanica piena di rocce cave è stata un’attrazione particolare. Ci siamo divertiti come dei bambini a scalare e riempire le formazioni rocciose adocchiando lepri selvatiche.

Nulla però in confronto con la bellezza estrema di Aktau: le dolci colline rosse contrastavano con il temperato rilievo sullo sfondo tanto candido da sembrare innevato.ho percorso il letto del fiume secco cercando di arrivare più vicina al gigante bianco; ma il caldo, le zecche che cercavano di salire sul mio corpo e la mancanza di tempo mi hanno fatto desistere. Non sono ancora riuscita a capire quale sia la pietra che rende il rilievo così marmoreo.

La yurta che vedete in foto è quella in cui abbiamo dormito l’ultima notte, usata in genere come tenda-ristorante. La proprietaria ci ha concesso di utilizzarla per la modica somma di 1000 tenge a testa e noi lì dentro abbiamo fatto festa!