Il sito archeologico di Tamgaly. Petroglifi e Kurgan. Kazakhstan

Il museo all’aperto di Tamgaly, Kazakhstan, Asia centrale

Protetto dall’UNESCO dal 2004, il sito archeologico di Tamgaly si distingue per la ricchezza storico culturale dei petroglifi incisi sulle rocce del territorio esteso su 900 ettari nel distretto di Zhambul (Sud-Est del Kazakhstan) a 170 km a Nord-Ovest di Almaty.

Il sito, che mostra l’evoluzione geologica neo-tettonica dei rilievi Chu-lli, è stato scelto millenni fa per il clima più mite ed è diventato un crocevia di antiche rotte di comunicazione tra l’Asia centrale e la catena settentrionale del Tien Shan.

figura zoomorfa
Figura zoomorfa

I circa 5000 petroglifi sono divisi in gruppi con criteri specifici: immagini sacre, altari e zone di culto associate ad abitazioni e luoghi di sepoltura. Il tutto testimonia usanze e credenze dei popoli della steppa durante l’Età del bronzo.

L’area di Tamgaly più famosa è denominata “Semirechie” in lingua russa, che tradotta significa “Terra dei sette fiumi”; i petroglifi sono presenti in molti altri siti, tra i quali Kulzhabasy, Akkaynar, Anyrahaya, Karakyr e Kogalym.

La parte visitabile dell’area si trova all’interno di un piccolo canyon roccioso, non ideale all’epoca per le abitazioni, ma adatto all’arte rupestre e ai riti collettivi. Oltre alle immagini sacre, ci sono gruppi di geroglifici di qualità minore che rappresentano la vita quotidiana con segni ancestrali (tamga) e gruppi che mostrano scene di caccia con animali; quali cervi, cavalli, bufali. Questi petroglifi si trovano in genere su rocce vicino a fonti d’acqua, dove probabilmente si praticava la pastorizia.

La visita guidata

Divinità solare
Divinità solare

Il museo a cielo aperto si divide in cinque gruppi che appartengono a periodi storici differenti. Il primo gruppo rappresenta animali non molto definiti, tra i 0,25 e il metro di grandezza, appartenenti all’Età del Bronzo. Al secondo gruppo appartengono petroglifi della media Età del Bronzo, tra i quali si

distinguono figure umane con il volto ritratto a forma di disco, circondato da raggi solari. Queste figure rappresentano le divinità, chiamate dei del sole, scoperte anche in altri luoghi del paese.

Il terzo gruppo contiene figure dell’Età del Bronzo, modificate nel corso dei secoli con elementi appartenenti alla cultura della tribù degli Sciti. Il quarto gruppo si distingue per la presenza di una lastra che mostra il Pantheon delle divinità antropomorfe, unico nel suo esempio nell’Età del Bronzo. Sotto le sette alte divinità ancestrali, sono stati scolpiti dieci uomini danzanti con le armi in mano, una partoriente, una scena erotica e, più in basso, degli adoratori; seguendo un ordine gerarchico di tre livelli, a seconda dell’importanza socio-culturale, viene mostrata la totalità del cosmo per gli antichi popoli della steppa.

Phanteon antico
Phanteon antico

Nel quinto gruppo si trovano più di mille petroglifi, incisi tra l’Età del Bronzo e del Ferro, datati all’inizio del I millennio A.C. Non sono presenti immagini antropomorfe; ma animali stilizzati, tra i quali cervi, capre selvatiche, lupi, cinghiali e pantere, spesso in scene di caccia.

Dall’Età del Bronzo ai nostri giorni

Al di fuori del giro con la guida, ci sono petroglifi che appartengono a periodi più vicini nel tempo. Alla fine dell’Età del Bronzo, le figure incise sono più piccole e meno precise; esse rappresentano scene di vita pastorale, a testimonianza della vita nomade, simili ai petroglifi ritrovati in Mongolia, nella parte Occidentale del Tien Shan e in Altai. Nell’Età del Ferro, i petroglifi sono a opera delle tribù dei Sciti e dei Wusun, presenti nell’area fino alla prima metà del I millennio d.C. Scene di caccia si susseguono con l’introduzione della figura del cammello e con l’interazione sulle incisioni precedenti, riflettendo il difficile processo di interazione con le tribù autoctone.

A Nord del sito sono presenti altri petroglifi delle antiche tribù turche, datate tra il XI e XII secolo d.C., che hanno lasciato il segno del loro dominio militare con incisioni di guerrieri, arcieri o equipaggiamenti per cavalli. Nel periodo moderno, sono presenti testimonianze dei popoli Jungar e Kazaki, fino al XX secolo.

Luoghi di insediamento e sepoltura, modello del Kazakhstan

Lungo la valle sono rimasti le basi di pietra di antichi insediamenti, utilizzate durante l’inverno anche per tenere la pastorizia, risalenti a partire dall’XI secolo a. C. e luoghi di sepoltura di diverse tipologie. Nell’Età del Bronzo, le tombe venivano coperte da pietra; mentre dall’Età del Ferro venivano realizzati i Kurgans, ovvero sul sepolcro si creava un cumulo piramidale di pietra e terra. I ritrovamenti più recenti risalgono al XI-X secolo a.C.; nelle fosse sono emersi reperti quali gioielli di bronzo e ceramica fatta a mano; oltre ai resti umani, lasciati in posizione rituale fetale.

Il sito si trova nella steppa kazaka, dove si possono ammirare le colline coniche, secche per quasi tutto l’anno tranne che a primavera, quando domina il verde ricoperto da fiori e cespugli selvatici. Frequenti sono gli incontro con la fauna locale; tra cui aquile, volpi, lupi, tartarughe, serpenti.

Come raggiungere Tamgaly e consigli di viaggio
Panorama sulla steppa
Panorama sulla steppa

Da Almaty partono viaggi organizzati da agenzie che forniscono guide (solo in lingua russa), variante che suggerisco, perché ben organizzate e pratiche. Il periodo di visita copre tutti i sabati e le domeniche nei mesi da marzo a ottobre o novembre (dipende dal clima). Se avete mezzi propri, ecco qui la mappa.

Il periodo migliore per visitare Tamgaly è tra fine aprile e maggio, quando i campi fuori Almaty si riempiono talmente di papaveri da sembrare fiumi rossi all’orizzonte. La guida si fermerà volentieri lungo il percorso per permettervi di inoltrarvi nella steppa e di fare fotografie.

Il tragitto è lungo circa un chilometro ed è necessario arrampicarsi su rocce per visionare i petroglifi. Non ci sono servizi per disabili e non sono previste soste in zone di ristorazione, né ci sono bar o negozi nel sito archeologico, ma aree per il pic-nic; necessaria dunque la merenda al sacco, molta acqua, protezione solare e abbigliamento comodo. Attenzione ai serpenti e alle zecche; ahimè onnipresenti nella steppa kazaka!

Altri Kurgan sono presenti nel territorio del Parco nazionale di Altyn Emel, descritto in questo articolo.

Fonte: E.Zhanpeis, The state archeological reserve-museum of Tamgaly, British Council.

2 pensieri riguardo “Il sito archeologico di Tamgaly. Petroglifi e Kurgan. Kazakhstan

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