Avventure al Forte di Agra, India. Connubio tra arte moghul e indù

Portale d’ingresso. Foto di Marco Perolini

Il nostro caro autista sorride non appena ci vede tornare: “Cosa avete fatto?” Noi saliamo colorate di verde e fucsia sul rickshaw ridendo: “Festeggiamo anche noi Holi!”

“Dove volete andare adesso?”

“Al Forte di Agra, per favore.”

“TK”

Il Forte di pietra arenaria sorge sulla sponda opposta del fiume Yamuna ed è protetto da doppie spesse mura rosse merlate con un perimetro di 2,5 chilometri. All’ingresso mi perdo a osservare un gruppo si scimmie che si diverte a buttare all’aria il cestino della pattumiera per rotolarci dentro.

Ci sono quattro portali d’ingresso, i principali sono quelli chiamati Delhi e Lahore da cui entriamo; le dimensioni sono ristrette in quanto il proposito era quello di fermare eventuali assalti anche con l’utilizzo di elefanti da guerra.

La strada lastricata leggermente in salita ci conduce attraverso altri portali dalle alte mura rosse, decorate con ogivali finte finestre e semplici decorazioni lineari bianche; l’imponenza della struttura mi fa pensare all’importanza strategica del luogo, teatro di numerose battaglie.

Accediamo allo spazioso cortile interno; sulla destra troviamo la tipica Sala delle Udienza, dalle alte arcate e in marmo bianco, come già nel Forte di Amber. Più in avanti c’è il palazzo dove erano situate le sale private dei nobili e le Moschee Mina e Nagina.

Foto di Marco Perolini

Mi affaccio dall’alto del cortile verso il fiume: in lontananza il Taj Mahal splende isolato nel suo candore in contrasto con le slum attorno al fiume e il grigiore delle acque reflue. Sporgendomi ammiro il bastione che fa angolo, esempio del connubio tra le geometrie sobrie islamiche e le seducenti linee calde indù, che terminano nell’elegante chiostro superiore.

Bastione del Forte

Splendido il cortile che ospita l’Anguri Bagh, ovvero il giardino delle vigne (anche se vigne non ce ne sono!); circondato dal Khas Mahal, la residenza privata del regnante; da bassi palazzi bianchi con logge al primo piano e un interessante mosaico di aiuole verdi e rosse al centro.

Foto di Marco Perolini

Più in avanti sorge il Mussaman Burj, una torre ottagonale dove il marmo bianco è stato largamente utilizzato, dove Shan Jahan, detronizzato dal figlio, trascorse gli ultimi anni della dua vita. L’interno è finemente decorato da decorazioni floreali, larghe finestre ogivali e scolpite con bianchi muqarnas.

Altre attrazioni sono i bagni privati usati un tempo dalle principesse, un palazzo degli specchi, le rovine dell’antico palazzo di Akbar e lo spazio utilizzato come mercato interno. Si dice che alla base del Forte ci siano diversi passaggi segreti utilizzati come vie di fuga.

Breve storia del Forte

Foto di Marco Perolini

Il primo regnante che fece erigere il Forte nel 1526 fu Ibrahim Lodi, la stessa dinastia sepolta a New Delhi. Nella seconda metà del secolo una serie di guerre nella regione portarono il Forte sia a essere seriamente danneggiato, sia a diventare proprietà dei Moghul.

 Il regnante Akbar lo fece quindi ricostruire utilizzando la pietra arenaria, sempre nel XVI secolo. Durante il regno del discendente Shah Jahan, lo stesso che fece costruire il Taj Mahal, il Forte fu modificato con la demolizione di alcuni edifici e la costruzioni di nuovi; fino ad assumere l’aspetto che ancora conserva odiernamente.

Nel XVII secolo, la dinastia Maratha prese il sopravvento del Forte, perso poi in guerra contro la dinastia Durrani nel secolo successivo e riconquistato. Con l’arrivo degli inglesi, anche il Forte finì nelle mani dell’Impero britannico che lo usò come base difensiva fino alla cessione del 1947.

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