July morning Festival, Bulgaria

Il Falò

July Morning?

La mia permanenza a Sliven porta in regalo una grande amicizia: Tatiana, una ragazza solare, laureata in Economia e al secondo anno di Teologia, semplice e profonda, fuori dagli schemi, sempre pronta a portarmi in qualche strana e nuova avventura.

Tra di queste c’è la partecipazione a uno dei momenti più magici e significativi della cultura hippy bulgara: la celebrazione del July morning che avviene tra la notte del 30 giugno e del primo luglio quando centinaia di giovani si recano sulle spiagge del Mar Nero per passare la notte attorno a falò cantando, suonando e festeggiando fino a salutare il sole che nasce all’orizzonte. La tradizione viene dall’omonima canzone della band inglese degli anni ’70 Uriah Heep, una celebrazione dell’amore e della forza della vita.

In viaggio verso il Mar Nero

Tatiana viene a prendermi raggiante la mattina del 30 giugno. “Ma quanti giorni staremo lì?” le chiedo. “Non so, dipende dalla voglia dei nostri amici.” “Ma dove dormiremo?” “Sulla spiaggia ovviamente!” “Ma farà un freddo cane di notte!” “Hai preso il sacco a pelo, no?” “Si!” “Basta quello, poi puoi dormire nella tenda di Nasko se proprio avrai freddo.” “E per il cibo?” “Oh Erica! Stai tranquilla! Non mancherà nulla; portati solo qualche vestito!”

Con lei è sempre così, non sai cosa accadrà perché neanche lei lo sa ed è così che accadono le meraviglie. I ragazzi arrivano, ritrovo al volante Nasko, il soldato fabbro, Zakata, un quarantenne col codino taciturno e gentile e Andrej il musicista del gruppo che suona il kaval, il melodioso flauto tradizionale molto difficile da interpretare. “Ohh Erica!” mi saluta Andrej sornione “Mi dispiace James non c’è!” Mi prende in giro riferendosi al mio flirt con lui. Io gli sorrido divertita e Nasko mette il piede sull’acceleratore non appena chiudo la portiera.

I Metallica al massimo volume ci fanno compagnia per tutta la durata del viaggio, mentre i ragazzi si passano bottiglioni di birra da due litri e qualcosa d’altro di speziato…Attraversiamo colline brulle e steppose intervallate da gravidi campi di frumento e splendide enormi piantagioni di gioiosi girasoli sorvolati da bianche cicogne.

All’improvviso all’orizzonte scorgo il blu: “Il mare, evviva!” La mia felicità contagia tutti e si inizia a urlare: “Irakli, Irakli arriviamo!” La strada s’inoltra su per montagne verdi e dopo circa un’altra ora di viaggio Nasko prende un sentiero terroso senza indicazioni. “Siamo arrivati!” annuncia contenta Tatiana.

Out of the blue

Lasciamo la macchina in una radura sotto gli alberi, prendiamo i nostri sacchi e scendiamo in spiaggia; solo allora mi rendo conto di dove sono: di fronte a me il mare, dietro di me una foresta di latifoglie senza fine interrotta solo da una fascia di sabbia bianca fino ai limiti delle montagne che chiudono lateralmente il panorama.

Gli unici segni di civiltà sono un piccolo alimentari e un bar che serve birra e zaza, il tipico pesce fritto locale. Il posto è pieno di giovani hippy che si abbracciano e si salutano come se si conoscessero tutti e non si vedessero da anni, tutti arrivati per l’evento: il July Morning. L’atmosfera è calda e ospitale; le rondini che sorvolano i tavoli esterni del bar per portare la cena ai loro piccoli sui nidi sopra le nostre teste rendono tutto più romantico.

Scorgo Tatiana nella radura di fronte al bar che medita baciata dai raggi del sole. Ormai è sera, torniamo al nostro posto e i ragazzi montano la tenda, al nostro gruppo si aggiungono amici da Sofia e da Burgas. Alcuni cercano la legna, altri offrono il cibo che hanno con loro e in poco tempo accendiamo un falò, giusto quando anche l’ultima luce del giorno ha salutato e il fresco della notte inizia a farsi sentire.

La festa prende il volo: abbiamo almeno quattro chitarre attorno al fuoco tra cui quella di James che ci ha raggiunto con la bicicletta da Byala. Tra noi c’è un cantautore che sembra far ridere tutti con i testi delle sue canzoni; peccato io non le capisca. Lungo la spiaggia sono diversi i falò che si scorgono in lontananza e alcuni ragazzi si spostano da un falò all’altro come se fossero locali da visitare.

A un tratto Tatiana tira fuori i poi e ci delizia con le sue acrobazie infuocate. Non ricordo una notte così magica: i canti, le danze, il fuoco, le migliaia di stelle visibili sopra le nostre teste, la gioia di vivere e di urlarlo forte verso il cielo; tutto questo fino all’alba, quando dal mare spunta un tiepido sole.

Solo allora decido di immergermi nelle limpide acque, nuotando verso l’astro nascente mentre i miei amici intonano la canzone July morning degli Uriah Heep e io mi sento in armonia con l’intero cosmo. La maggior parte di noi si addormenta attorno al focolare alle prime luci dell’alba; anch’io mi concedo il sonno finché i raggi del sole sono troppo forti per restare sdraiati.

Irakli di sera
Nasko e Andrej
James e Andrej

Tatiana on fire!

another falò
July morning

I survivors

Quattro giorni di Paradiso a Irakli

L’unica toilette si trova al bar, lontano una ventina di minuti a piedi; ci vado con James che mi corteggia attraversando la lunga spiaggia. Saltano agli occhi varie istallazioni di legno levigato dal mare che servono da baretti sopra i quali sventolano bandiere da pirata o semplicemente i legni vengono usati per montare coperte da riparo dal sole. Numerose sono le conchiglie. James si allontana spesso per salutare qualche suo conoscente tra le tende e tanti sono i nudisti che si muovono tranquillamente tra la spiaggia e il mare.

Arrivo finalmente al bar; per i bagni c’è parecchia fila ed è l’unico spazio per lavarsi con acqua non salata. Mi arrangio come posso, ma più passo qui il tempo, più mi spoglio del mio essere cittadina e sento un profondo desiderio di lasciarmi totalmente alla natura.

Passo la giornata tra le onde del mare e con Tatiana che mi insegna sia yoga sia l’arte del poi; con lei mi sento sempre rilassata. Sia a pranzo che a cena condividiamo insieme al gruppo quel poco che abbiamo: su plaid stinti appoggiamo cetrioli, pomodori, pesche, formaggio, salame e pane. Noi ragazze prepariamo insalate mentre i ragazzi si occupano del fuoco, tranne Tatiana che si sente maestra nell’arte sacra di accendere il falò.

Davanti a noi un’altra serata di chitarre e canti attorno al falò, anche se con meno energia rispetto alla serata precedente. Il freddo si fa sentire e stavolta James mi ospita nella sua tenda, mentre lui continua a essere lo showman del gruppo con la sua chitarra.

Il tempo sembra fermarsi. Trascorro in questa splendida spiaggia altri quattro giorni; con la pelle salata, modellata dalla sabbia e dal vento, abbronzata dal sole e dal fuoco, purificata dai bagni notturni quando le acque scintillano per il plancton presente.

Con tristezza lascio Irakli conservando la certezza di tornarci per celebrare un altro July morning!

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Plamen e Tatiana
Irakli by evening
Irakli by day

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